COMUNICATO STAMPA

Leo Battaglia aderisce a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, partito con cui si era già candidato alle elezioni regionali di novembre risultando il piu votato in calabria.

“La mia adesione a Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale è la naturale prosecuzione di un percorso politico iniziato con la candidatura alla scorse elezioni regionali. Ritengo inoltre che il partito guidato da Giorgia Meloni, sia quello che oggi incarni al meglio lo spirito di cambiamento e di rinnovamento richiesto a gran voce dai cittadini. Oggi più che mai è necessario voltare pagina e riconsegnare alla politica il ruolo che gli compete, mettendosi al servizio del territorio per dar voce alle istanze della gente e lavorando per il bene comune.”

Battaglia è pronto così a dare il suo contributo per lo sviluppo e per la crescita del partito nel territorio del Pollino, a cominciare dalle imminenti elezioni comunali di Castrovillari su cui c’è molto fermento nel centrodestra per individuare il candidato a sindaco soprattutto dopo il passo indietro di Blaiotta. “Abbiamo sostenuto fin dal principio e senza condizioni la candidatura di Franco Blaiotta, il cui improvviso passo indietro fa mutare lo scenario e ci mette nelle condizioni di dover rivalutare la nostra posizione.”

E’ quanto afferma in una nota Luca Belmonte, portavoce provinciale di FdI-AN, che aggiunge – “Siamo ben consapevoli che il ridotto tempo a disposizione non ci consente ulteriori tatticismi, auspichiamo ancora che si possa trovare un candidato di superamento condiviso se così non sarà siamo pronti a correre da soli.” 

− COMUNICATO STAMPA −

Conferenza Stampa 08/04/2015 ore 11.00 Terme Sibarite - Cassano Jonio "Corso di ACCOGLIENZA TURISTICA TERMALE"

"Tra Sibarys e Lao" : parte ufficialmente il polo tecnico professionale che raggruppa enti di ricerca, scuole, agenzie formative, imprese e istituzioni, impegnate nella realizzazione di novità e eccellenze mirate alla valorizzazione del patrimonio turistico-culturale della Calabria, formando persone con competenze spendibili nel mondo del lavoro.

Le Terme Sibarite, hanno trovato in questo, il loro ruolo di centralità, nella formazione di operatori dell'accoglienza del turismo termale, attraverso un corso - in collaborazione con l'IPSAR di Castrovillari - che si concluderà il 30 maggio.

Frutto della collaborazione tra il Preside pro tempore, Franca Anna D'Amico e il presidente delle Terme Sibarite, Mimmo Lione, l'Istituto professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione, ha così proposto alla dirigenza della struttura termale, formale partenariato per la presentazione di progetti al fine di favorire sviluppo economico e competitività del sistema produttivo territoriale, nei settori della filiera turistica e dell'agribusiness.

L'iniziativa, proposta dall'Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, nell'ambito del POR FSE 2007-2013, si qualifica come un'occasione di ricerca e sviluppo professionale, finalizzata all'innovazione per la valorizzazione e la promozione dei beni culturali e del turismo.

Tra i presenti alla conferenza stampa Mimmo Lione, presidente delle Terme Sibarite, Gianni Papasso, Sindaco di Cassano allo Jonio, Franca Anna D'Amico, preside dell'IPSAR di Castrovillari, Paolo Gallo, Direttore polo Sibarys Lao, e l'on. Giuseppe Giudiceandrea, Membro del Consiglio Regionale della Calabria. A coordinare i lavori Serenella Chiodi per la SC Servizi per la Comunicazione.

Serenella Chiodi

− COMUNICATO STAMPA −
 
La guida, 700 pagine, prefazione di Fulco Pratesi, descrive il Pollino, con i suoi oltre centottantamila ettari di estensione e con più di centosettantamila abitanti, quale il più vasto, articolato e composito parco nazionale d’Europa. “Il Parco dei parchi” ama chiamarlo Francesco Bevilacqua. Se si volessero conoscere tutte le bellezze naturali del Pollino, tutti i suoi paesi, tutti i suoi paesaggi, tutti i suoi scorci più inusitati, tutti i suoi mille recessi nascosti, non basterebbe una vita.
 
Da qui la necessità di una descrizione adeguata alla grandezza di questo vero e proprio universo a se stante, originale ed unico, del Sud Italia e d’Europa. Un mondo fatto, innanzitutto, di forme variegate del paesaggio: panorami sconfinati, vette e crinali alpestri, boschi fitti, alberi monumentali, valli e conche ariose, gole strette ed incassate, canyon, cascate, laghi, monumenti di roccia. Ma composto anche da tanti e diversi massicci montuosi, da tante e diverse vallate. E poi i cinquantasei paesi, che cingono le sue montagne come un rosario e se ne stanno, spesso, piccoli e solitari, artigliati come rapaci, su impervi costoni di roccia. Ma anche un mondo in senso etno-antropologico, che racchiude etnie, linguaggi, tradizioni, usi, costumi, riti millenari.
 
Un mondo dove il tempo si è fermato, verrebbe da dire. Sennonché, anche quaggiù è giunta la modernità, ed il Pollino è divenuto un laboratorio a cielo aperto, dove si realizzano nuove forme di sviluppo sostenibile.
 
Ecco perché, in questo libro, l’autore racconta il Pollino in tutte le sue sfaccettature, ne ripercorre la storia plurisecolare, ne descrive le bellezze, indica oltre centocinquanta percorsi a piedi per raggiungere gli angoli più suggestivi del parco, accompagna il lettore con consigli pratici, mostra, in oltre seicento fotografie, i luoghi in tutte le stagioni dell’anno, con ogni condizione atmosferica. Per offrire a chi voglia visitare e conoscere il parco uno strumento ricco e nello stesso tempo agevole. Ma anche per donare, agli stessi residenti, un compendio di memoria e bellezza, su un territorio, un ambiente, una grande comunità di natura e cultura da conservare, proteggere e valorizzare.
 
Roberto Fittipaldi

UFFICIO STAMPA 
ENTE PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Lunedì, 06 Aprile 2015 09:34

La prima Pasquetta

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Mane nobiscum, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies

Lc 24, 29

 

Vi racconto una storia...

Qualche tempo fa, un tale riportava un evento a cui non aveva partecipato, ma che gli era stato raccontato da due degli stessi protagonisti.

Questi erano partiti da una grande città e si erano incamminati verso argeste (ora diremmo maestrale o, meglio, nord-ovest) diretti a un paesino poco distante, discorrendo, durante il tragitto, di ciò che era avvenuto in quella giornata: una cosa eccezionale che era sulla bocca di tutti; si potrebbe dire una notizia da prima pagina, un servizio con cui aprire il radio-/tele-giornale, un documento da settimanale di approfondimento, un argomento che meriterebbe l'invio di cronisti da ogni dove... Nel mentre che camminavano e parlavano, uno sconosciuto, viandante, a quanto pare pure egli, si accostò a loro, e chiese ragione di tali discorsi. Uno di essi, esterrefatto e rattristito, gli si rivolse chiedendogli se fosse tanto straniero da non sapere ciò che fosse avvenuto da alcuni giorni in qua. Egli sembrava scendere dalle nuvole... Al che gli fu spiegato l'accaduto: un uomo era stato condannato a morte ed era stata eseguita la condanna, ma alcune donne si erano recate presso la sua tomba e avevano incontrato strane persone che avevano riportato la sparizione del cadavere. Inoltre, si dichiaravano delusi, perché immaginavano, dai discorsi che aveva fatto in vita il protagonista del loro racconto, che egli li avrebbe guidati alla riscossa. Egli, allora, forte delle sue conoscenze di studio che aveva compiuto, li redarguì, spiegando che erano stati superficiali nell'analisi di quanto avvenuto e non avevano compreso che ciò che era accaduto in realtà era tutto attendibile, e si avviò con loro. Giunti nel villaggio di destinazione, i due invitarono il pellegrino che si era unito nel cammino a rimanere con loro, vista ormai l'ora tarda, essendo ormai scarsa la luce diurna. Entrarono allora insieme in una casa per consumare un pasto, sicuramente frugale; la tradizione ci tramanda vari tipi di cibi (pesce, pollo, frutta) che avrebbero consumato i tre, ma sono delle aggiunte che i vari cronisti, in seguito alla conoscenza di questa notizia, hanno, di volta in volta, apportato secondo la propria fantasia, senza una certezza dell'accaduto, anche se non sono proprio da scartare. Di sicuro era presente il pane e si ha modo di non escludere la presenza anche del vino. Il viandante solitario, allora, prese il pane e, per distribuirlo, fece il gesto più antico del mondo che avviene a una mensa: lo spezzò, per subito donarlo ai due. A quel punto, questi ebbero come un'illuminazione: riconobbero lo sconosciuto proprio da quest'atto. Ma egli, come era apparso, scomparve. Rimasti allibiti per l'accaduto, decisero di fare ritorno in città, per raccontare a undici loro amici, che erano rimasti dentro le mura, quello che avevano vissuto, venendo a conoscenza che il medesimo personaggio era stato visto proprio da uno di loro.

Un collega del tale che riportava questo racconto si era limitato a dire solo che il summenzionato personaggio fosse apparso a due suoi conoscenti sotto un altro aspetto, mentre questi erano in cammino verso la campagna: decisamente più scarno nella descrizione, ma sostanzialmente in accordo col primo.

Tempo, luoghi, personaggi, fonti 

Tempo: Domenica di Pasqua di Resurrezione dell'anno 33 d.C. ca.

Città di partenza: GERUSALEMME (ירושלים/أُورْشَلِيم)

Paese d'arrivo: EMMAUS (detta in seguito NICOPOLI, quindi ‘Amwās [ﻋﻤﻮﺍﺱ])

Tragitto compiuto: circa 7 miglia (secondo il cronista), ovvero sessanta stadi (secondo Tito Flavio Giuseppe), ovvero approssimativamente 11 km

Il primo cronista si chiamava Luca: Evangelista

Il secondo cronista si chiamava Marco: Evangelista

I viandanti erano Cleopa e Anonimo: Discepoli

Gli undici amici si chiamavano Simone, detto Pietro, Giovanni, Giacomo (il maggiore), Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Matteo, Giacomo di Alfeo (il minore), Simone lo Zelota o il Cananeo, Giuda Taddeo: Apostoli

Le donne che si recarono al luogo della sepoltura si chiamavano Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome; qualcun altro parla di Maria MaddalenaMaria di Giacomo e Giovanna, detta la Mirofora, aggiungendo anche altre non specificate: comunque tutte riconosciute come Pie donne (ma i cronisti spesso, si sa, non sono concordi, come spesso avviene nella lettura delle notizie di cronaca di ogni dove e di ogni quando...)

Le strane persone che incontrano le donne: Angeli

L'altro che aveva visto il medesimo viandante si chiamava Simone: Apostolo

Il forestiero si chiamava Gesù, indicato come figlio di Giuseppe, o di NAZARET (נצרת/الناصرة), dal paese della madre dove era vissuto, detto anche il Cristo, o il Messia (a seconda dei popoli): Maestro di Scritture, ma precedentemente, con molta probabilità, falegname, o forse carpentiere

Primo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Luca, Capitolo 24, Versetti 13-35

Secondo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Marco, Capitolo 16, Versetto 12

La storia raccontata, poiché il momento culminante avvenne dopo il tramonto, quando gli antichi indicavano il passaggio di data, pur essendo avvenuto, per noi, la sera del giorno della domenica di Pasqua di Resurrezione, per loro avvenne che già era lunedì. Tale giorno, che nella definizione ufficiale del calendario liturgico della Chiesa cattolica è definito lunedì dell'Ottava di Pasqua, semplicemente abbreviato in lunedì di Pasqua, una volta detto anche lunedì in albis (vestibus) (ovvero: “in bianche [vesti]”, dall'uso per cui i battezzati la notte di Pasqua, quando, cioè, veniva amministrato il battesimo, indossavano, già da prima del ricevimento del sacramento, per una settimana, fino alla seconda domenica di Pasqua, una tunica bianca, simbolo di purezza), proprio in onore dell'Angelo che dette il buon annuncio della Resurrezione, è detto, comunemente, proprio lunedì dell'Angelo, e poiché il tragitto fuori le mura finì con un pasto, seppur, a quanto pare, semplice, questo viaggetto, con relativa refezione finale, può essere considerato, a buon diritto, l'archetipo della Pasquetta.

Il testo, quello più corposo, da cui è tratta la storia, è il passaggio del Vangelo che puntualmente viene letto nella messa vespertina della domenica di Pasqua di Resurrezione, e ogni volta che il lunedì successivo compiamo questo rito conviviale, il più delle volte allontanandoci dal nostro luogo ove abitualmente dimoriamo, compiendo una gita fuori porta, ricordiamo questo evento.

Per approfondimenti, si consiglia il seguente collegamento: <http://www.iqt.it/evangelo/lectio/lc24_emmaus.htm>.

 BUONA PASQUETTA

da tutti noi di

CV in Rete!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ieri notte, a cavallo tra il sabato Santo e la domenica di Pasqua, intorno alla mezzanotte che separa le due giornate, alcuni castrovillaresi hanno inteso commemorare la Resurrezione partecipando alla tradizionale messa che si è tenuta nel santuario diocesano castrovillarese dedicato alla Madonna del Castello, per sottolineare il proprio attaccamento a codesto luogo di culto tanto caro ai castrovillaresi, ma anche, sembra, tanto dimenticato, dopo lo sfregio ricevuto tre anni or sono non dalla Natura, ma dall'incapacità dell'Uomo a cui si sta aggiungendo l'incuria del medesimo.

Fabio DONATO, un cittadino, un fedele, che con questo atto ha testimoniato il suo profondo radicamento alla comunità e alle sue tradizioni, ci ha fatto pervenire il seguente scritto, con cui esprime il suo sentimento a riguardo, che riportiamo integralmente.

Sono bastati solo quattro anni al popolo CASTROVILLARESE per dimenticare 925 anni del SANTUARIO DELLA MADONNA DEL CASTELLO ... l'antica Chiesa Normanna che per quasi un millennio a vegliato e protetto l'antica Castrovillari, arroccata nel colle attorno ad essa. Per 850 anni i pellegrini, i fedeli, il popolo tutto, I NOSTRI ANTENATI, raggiungevano e vivevano il Santuario a piedi, privi di qualsiasi mezzo di locomozione a motore, allora inesistente ... ora all'improvviso è bastata una semplice interdizione stradale che costringe le persone a camminare 100 metri, per abbandonare tale luogo. Impossibile ora raggiungerlo da parte di molti nostri concittadini e concittadine con le loro lussuose macchine da lasciare in doppia fila in mezzo alla strada, da cui lussuose signore scendono con le loro lussuose pellicce, i loro lussuosi tacchi a spillo, vestiti tutti a festa come tanti burattini ... FIGLI DI UNA SOCIETÀ BASATA SOLO SULL'APPARIRE E NESSUNA INTERIORITà MORALE ... dimenticandosi che solo i loro genitori, e nonni nati prima dell'era della motorizzazione di massa, raggiungevano tale Santuario a piedi come fecero a loro volta i loro genitori, nonni, bisnonni, trisnonni ... e così via per oltre 40 generazioni. Andare ora al Santuario della Madonna del Castello non è scalare la cima dell'Everest, ma solo camminare per una strada asfaltata per soli 100 metri ... ma ... ora ciò significa sacrificio, penitenza ... ma non il sacrificio di camminare ... MA QUELLO DI NON MOSTRARSI, APPARIRE, ESIBIRSI .... POPOLO DI CASTROVILLARI, tu sei famoso per il tuo continuo rinnegare le tue radici e storia ... ma ora sarai famoso per aver rinnegato anche i tuo Santuario... BUONA PASQUA A TUTTI....

Un ennesimo grido di dolore, che si somma ai tanti altri, espressi in più occasioni e in vari modi da molteplici cittadini e fedeli castrovillaresi, che si diffonde dal colle mariano e sembra non essere udito se non dalla divina Madre, sempre più sola, in una cittadina sempre più spoglia, avviata verso una passione senza fine e lontana da una speranza di una, seppur laica, resurrezione.

Auguri!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Sabato, 04 Aprile 2015 18:32

Un'altra Pasqua

Scritto da

Siamo abituati a immaginare la Pasqua come un evento tipico della religione giudaica, per la quale, quest'anno, cade proprio oggi, da cui sarebbe derivata la massima solennità del cristianesimo, per il quale, però non sempre, cade il medesimo giorno, festeggiandola, i cattolici e gli evangelici secondo il calendario gregoriano, e quindi domani, e gli ortodossi secondo quello giuliano, e quindi il 12, proprio fra una settimana.

Ma vi sono altre realtà religiose, presenti ormai da tempo anche nella nostra comunità, che presentano, nel proprio calendario liturgico, degli atti riconducibili tanto alla festività ebraica, quanto a ciò che la tradizione ci tramanda circa Cristo e i suoi Apostoli. Si può parlare, senza ombra di smentita, di un ponte gettato tra le due fedi, poiché tali correligionari hanno venerazione di Gesù, ma compiono tale commemorazione proprio nel giorno in cui gl'israeliti consumano la loro cena pasquale, proprio come avvenne nel Cenacolo.

Essi sono i Testimoni di Geova, che ieri, venerdì 3 aprile 2015, 14 di nisan (נִיסָן), il settimo mese del calendario ebraico nel computo ordinario, il primo nel computo dall'uscita dall'Egitto o l'ottavo nel computo ordinario negli anni embolismici, si sono riuniti, in tutto il mondo, per commemorare l'Ultima cena, proprio nel giorno in cui, in tutto il mondo, i discendenti d'Israele consumano il seder (סדר), propriamente “ordine”, di Pesa(c)h (פסח), propriamente “passaggio”.

A CASTROVILLARI, si sono dati appuntamento, alle ore 18:30, presso il teatro comunale “Sybaris”, dove, colla frase “Ci saranno milioni di persone. E voi?”, hanno esteso l'invito anche a coloro che non hanno abbracciato la loro fede. Il volantino da loro distribuito, infatti, recitava:

Lo scorso anno in tutto il mondo circa 20 milioni di persone hanno ubbidito al comando di Gesù osservando questa ricorrenza annuale. Quest’anno ci sarete anche voi? I Testimoni di Geova vi invitano ad assistere insieme a loro alla Commemorazione della morte di Cristo che si terrà venerdì 3 aprile dopo il tramonto. Scoprirete il valore che la vita e la morte di Gesù possono avere per voi.

Tale commemorazione si è tenuta una in sala gremita, che ha registrato, secondo un linguaggio tipicamente teatrale, il tutto esaurito. La serata ha visto l'avvicendamento, su un palco particolarmente addobbato di fiori per l'occasione, di alcuni responsabili e si è dipanata secondo una sequenza di passi e canti biblici. Il suo culmine si è registrato allorquando si è avuto il “passaggio” del pane e del vino che tutti i presenti hanno ricevuto, rispettivamente su piatti e calici, dal proprio vicino per porgerlo a quello controlaterale.

Trascriviamo quanto riportatoci da un attivo fedele che ha voluto, in questo modo, spiegare quanto avvenuto.

Viene fatta una disamina di versetti letti direttamente dalla Bibbia sotto forma di discorso di ciò che significa per noi il sacrificio di Gesù, che morì per ognuno di noi, indipendentemente da razza, religione o altro, ma che solo tramite il suo sacrificio l'umanità può ricevere da Dio la redenzione dal peccato e si incoraggia a conoscere Dio e Gesù considerando la Bibbia. Inoltre si ricorda l'effettiva celebrazione che fece Gesù facendo passare gli emblemi, o simboli, della commemorazione o pasto serale del Signore, il pane non lievitato (raffigurante il corpo senza peccato di Gesù) e il vino rosso (simbolo del sangue immolato nel sacrificio).

La serata si è conclusa col ringraziamento a quanti avessero preso parte a tale funzione, soprattutto rivolto a coloro che non fossero seguaci di tale religione, i quali, colla loro presenza, hanno dimostrato quello spirito di ecumenismo e quell'apertura verso l'altro, spesso disattesi nei tempi passati, ma che ancora sembrano non essere, in molte parti del mondo, del tutto trionfanti.

Per coloro che vi hanno partecipato da esterni, decisamente un'altra Pasqua!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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