Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Giovedì, 14 Febbraio 2013 02:17

San Valentino vescovo martire

Ancora un santo, ancora una festa (quasi comandata!).

Il pensiero e gli auguri oggi vanno non già agli innamorati, i quali non hanno certo bisogno di un giorno particolare dell'anno, specificamente a loro dedicato, per ricordarsi del loro amore, che se è vero, sincero, puro ha le caratteristiche divine della contemporaneità della trascendenza e dell'immanenza, sia quando si connota come il fuoco che vampa della passione dei primi momenti, sia quando si connota come la brace che cova dell'affetto degli ultimi tempi.

No, il pensiero e gli auguri oggi vanno a tutti coloro che non credono all'odioso ricatto del mondo del materialismo & co(nsumismo) che pretende di distribuire il diploma di verità, sincerità e purezza a quegli amori che saranno festeggiati oggi, e che pertanto vivranno il giorno odierno come uno dei tanti magici giorni che hanno, nel bene e nel male, la ventura di vivere insieme.

Come Natura crea & come Amore comanda!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

[Continua]

Tutti coloro che volessero approfondire la conoscenza di questo personaggio, maschera della Commedia dell'Arte chiamata quest'anno a rappresentare il Carnevale di CASTROVILLARI, possono reperire informazioni presso i seguenti indirizzi, che rappresentano, per altro, l'istocorografia (la raccolta dei vari siti) del lavoro svolto:

  1. <http://it.wikipedia.org/wiki/Giangurgolo>

  2. <http://www.kaulon.it/giangurgolo.htm>

  3. <http://www.nonsolocittanova.it/cittanova_il_carnevale/giangurgolo.html>

  4. <http://www.partecipiamo.it/carnevale/giangurgolo.htm>

  5. <http://www.carnevalemaschere.com/maschera-di-giangurgolo.html>

  6. <http://www.soveratoweb.it/miscellanea/11.htm>

  7. <http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/giangurgolo.htm>

  8. <http://www.costaviolaonline.it/4899-giangurgolo_la_maschera_calabrese.html>

  9. <http://www.soveratiamo.com/spettacolo/soverato/item/5908-re-act-e%E2%80%99-molto-piaciuto-il-giangurgolo-maschera-per-antonomasia-di-catanzaro>

  10. <http://www.calabriaonline.com/col/arte_cultura/personaggi/letterati/giangurgolo.php>

  11. <http://www.treccani.it/enciclopedia/giangurgolo/>

  12. <http://www.tropeaedintorni.it/giangurgolo.htm>

  13. <http://it.wikipedia.org/wiki/Capitano_(maschera)>

  14. <http://cantelmigroup.myblog.it/archive/2012/02/16/omaggio-a-giangurgolo-maschera-tipica-calabrese.html>

  15. <http://allaricercadeltempoperduto.forumcommunity.net/?t=24759066>

  16. <http://langolinomagico.forumfree.it/?t=45746790>

  17. <http://didtrentacapilli.garamond.it/utenti/kairos_didtrentacapilli/Ariel53/spazioscrittura/carnevale.htm>

  18. <http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Richard_de_Saint-Non>

  19. <books.google.it/books?id=ju6PvsnRTZYC&pg=PA104&lpg=PA104&dq=giangurgolo+maschera+calabrese&source=bl&ots=Xq44_uuwSV&sig=xj1Dfsv_jAyAwzY1u2vR-oSZeis&hl=en&sa=X&ei=_pgMUcSXNOSo4ATWz4D4Ag&ved=0CIUBEOgBMA8#v=onepage&q=giangurgolo%20maschera%20calabrese&f=false>

  20. <http://books.google.it/books?id=7xZaBTDw4Q8C&pg=PA89&lpg=PA89dg=capitani#v=onepage&q=capitani&f=false>

E inoltre:

  1. <https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=341226732660292&id=170455703013763>

  2. <http://www.domuspueri.it/carnevale/calabria.htm>

  3. <http://www.stpauls.it/gio98/0798gi/0798gi4b.htm>

[Fine]

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Questa maschera, appena introdotta nella Commedia dell'Arte, godette da subito di grande considerazione, al punto da essere rappresentata nei più grandi teatri di tutta Italia dove riscosse, fino alla fine, la stessa fama delle più famose maschere delle altre regioni, al pari di quelle oggi considerate maggiori, come Pulcinella, Pantalone e altre, divenendo sempre più popolare ed esibendosi con medesima dignità e importanza sui palcoscenici italiani (NAPOLI, FIRENZE, VENEZIA) e non (PARIGI), al punto tale che questo personaggio venisse applaudito, ricercato, amato e interpretato dai più famosi attori del tempo e, finanche in qualche caso, imitato.

Ma non fu protagonista solo sui palcoscenici, lo divenne anche in strada. A far comprendere quanto fosse divenuto popolare nel reggino, lo si può notare in una splendida incisione dell'abate Jean-Claude Richard de SAINT-NON, tratta un'opera enciclopedica scritta e illustrata da lui stesso e dai migliori artisti dell'epoca, intitolata Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de NAPLES et de Sicile (Viaggio pittoresco o Descrizione dei regni di NAPOLI e di Sicilia), dove sono riportati i resoconti e le impressioni da lui raccolte tra il 1781 ed il 1786 nel viaggio da lui effettuato in Italia, dove rimase particolarmente impressionato dal Sud e soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia. In tale incisione, che descrive "i dintorni di Reggio", è infatti riprodotta una scena di commedia per strada che ritrae un curioso personaggio, uno Zanni col lungo cappello e la spada, ovvero Giangurgolo, in giro per le strade periferiche della città intento a scherzare e a beffeggiare.    

Di questa bella, simpatica e originale maschera, che divertì il pubblico rappresentando sulle scene la realtà regionale e dialettale calabrese, già dopo l'Unità d'Italia cominciò il declino e di essa oggi sembra rimanere solo un labile ricordo, presente in qualche ricerca scolastica, in qualche spettacolo dialettale di burattini, o in poche rappresentazioni teatrali.

Qualcuno sostiene (senza fonte) che tale personaggio «potrebbe e dovrebbe trovare maggiore spazio, non solo nelle manifestazioni del Carnevale locale, ma anche fra le più note maschere nazionali, attraverso un’azione programmata di promozione e di valorizzazione alla quale dovrebbero partecipare e concorrere unitariamente le istituzioni politiche e culturali della regione». Il carnevale di CASTROVILLARI, che ha velleità che vanno ben oltre la località, speriamo che possa essere volano di un suo lancio anche oltre la realtà regionale.

Noi, di sicuro, non abbiamo voluto far passare sotto silenzio questo personaggio, cogliendo l'occasione per effettuare un'approfondita ma mai esaustiva ricerca, che rinviamo agli esperti del settore, e presentarlo a coloro che hanno avuto la pazienza e ci hanno dato l'onore di leggerci...

[Continua]

Articolo precedente: <http://www.cvinrete.altervista.org/index.php/cultura/item/80-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-11a-parte-personalit%C3%A0-v>

Prossimo articolo: Istocorografia

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Ma se tanta è la fame, tantissima è la paura. Quando a farla da padrona dovesse essere proprio essa, egli non si perita di rifugiarsi nella bugia e finanche nello spergiuro, rifiutandosi di affrontare qualsiasi responsabilità.

Sensibile al fascino femminile, andando letteralmente in estasi di fronte a qualsiasi fanciulla, egli si rivela un grande amatore e convinto dongiovanni, pronto a correre dietro a qualsiasi sottana, considerandosi un magnifico seduttore. Dinanzi alle belle fanciulle si dimostra anche un corteggiatore galante, capace di mettere da parte le solite espressioni truculenti e i suoi lati grotteschi, facendo sfoggio, invece, di una erudizione barocca, artificiosa e ampollosa, profondendosi in arzigogolati e svenevoli complimenti e rivolgendosi con toni languidi e parole pompose, in deciso contrasto colla sua figura di capitano spavaldo e spaccone, dalla lingua tagliente e sarcastica accompagnata da irrimediabile ignoranza. La paura riaffiora anche nei tentativi, in cui appare oltremodo risibile e ridicolo, col gentil sesso, vivendo a ogni approccio il terrore che da sotto le gonne delle sue corteggiate potesse sortire il marito o l'amante di turno.

Nel ruolo di damerino vanesio, però, deponendo gli abiti del presuntuoso e altezzoso e comportandosi in modo sdolcinato e mellifluo colle donne, cade spesso, ovviamente, nel ridicolo, anche a causa dell’aspetto fisico sgraziato, l'incedere rigido e la voce stridula, col risultato di venire deriso, sbeffeggiato e schernito dalle donne corteggiate suscitandone l'ilarità.

Ma se nella maggioranza dei testi si sottolineano queste caratteristiche del suo carattere, non ne mancano altri in cui si evidenzia in lui quello spirito burlesco del calabrese che denuncia, in un modo tutto suo, i soprusi e i torti subiti.

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Articolo precedente: <http://www.cvinrete.altervista.org/index.php/component/k2/item/75-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-10a-parte-personalit%C3%A0-iv>

Prossimo articolo: Conclusioni

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Nelle varie rappresentazioni compare come un personaggio mutevole nell'aspetto, "abile più di lingua che di spada", un vero ammazzasette, uno sbruffone e sfrontato pronto a proclamarsi eroe di incredibilia vissute solo nella sua fantasia, che si dimostra un vigliacco e un vile, ma spesso pure dal cuore nobile e malinconico, e in alcune occasioni anche vittima dell'altrui scaltrezza.

Sempre Vincenzo PITARO, a tal proposito, afferma:

un capitano d'origine spagnola, che alla bisogna sa fare i più diversi mestieri, in perenne dissidio con la fame e l'ingordigia, sempre insaziabile di cibo. In particolare di maccheroni che sono la vivanda per cui stravede, specie quando sono ben fumanti. Al tempo stesso è un fanfarone di tre cotte, ne spara di tutti i colori; è un guascone che veste alla spagnola ed ama forbire il suo dialetto calabrese con intercalari spagnoleschi.

Egli, pertanto, si rivela eternamente smanioso di cibo: una caratteristica che l’accompagna sempre e che si manifesta soprattutto di fronte ai famosi maccarrun' 'i casa o filei Per saziarsi e soddisfare tale comportamento esteriore, che lo accompagna costantemente e che denota un'indole ingorda di per sé, si dimostra sempre disposto a tutto: dallo svolgere diversi mestieri, all'arraffare, dallo scroccare finanche al rubare se gli si dovesse presentare l’occasione buona e non essere scorto da nessuno. Per un piatto fumante condito saporitamente di sugo di pomodoro venderebbe persino l'anima al diavolo... Cronica è infatti la sua carenza di soldi, cosa che lo spinge sovente al furto, prediligendo i venditori di maccheroni che rapina preferibilmente nelle ore serotine.

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Articolo precedente: <http://www.cvinrete.altervista.org/index.php/cultura/item/72-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-9a-parte-personalit%C3%A0-iii>

Prossimo articolo: Personalità/V

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Ritornando al nostro “eroe”, dai suoi atteggiamenti e comportamenti, nonché dal suo modo di parlare, calabrese infarcito di spagnolismi, egli appare come il tipico ricco signorotto locale (addirittura un nobile principe), che si prende gioco di tutti con una battuta ironica e sarcastica paragonabile alla falsa cultura barocca e finendo poi lui stesso coll’essere deriso da tutti.

Tronfio e litigioso, che incute timore ai suoi sottoposti e pretende rispetto dalle persone più umili, egli, invece, risulta l'esatto contrario: timoroso e fifone, la cui vanagloria si fonda su un carattere debole; dinanzi all'avversario temerario e ardimentoso, anche solo che alzi la voce e sia un bambino, cerca sempre di svignarsela dandosela a gambe levate o defilarsi, nascondendosi nel più vicino riparo, addirittura, se fosse il caso, sotto un tavolo, e assumendo, di contro, davanti a chi può rappresentare un pericolo o una minaccia, atteggiamenti di vera e propria riverenza e umiltà, che sfociano nella sottomissione, nella ruffianeria e nell'adulazione. Mentre, difatti, dimostra di ostentare sicurezza sguainando la spada e minacciando di compiere flagelli con un turbinio di parole con cui avverte di rompere teste e ossa, non esita a scappare a gambe levate tutte le volte che le cose non si mettono per il verso giusto: forte e irremovibile coi più deboli, si rivela debole e compiacente coi più forti.

[Continua]

Articolo precedente: <http://www.cvinrete.altervista.org/index.php/component/k2/item/70-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-8a-parte-personalit%C3%A0-ii>

Prossimo articolo: Personalità/IV

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Il Capitano rappresenta, seppur con vari nomi, una delle più antiche maschere della Commedia dell'Arte. Egli era già presente nella commedia classica latina col nome di Pirgopolinice, protagonista della commedia plautina Miles gloriosus (Il soldato spaccone) e con quello di Trasone, personaggio di quella terenziana Eunuchus (L'eunuco), ma rinasce, in varie forme, nel teatro italiano del '500, impersonando, di volta in volta, il soldato estroso e animato da sentimenti elevati, come quello apparentemente coraggioso ma tutt'altro nella realtà, dimostrando, però, malcelato terrore nell'affrontare l'avversario, fosse in un duello come in una battaglia, in deciso contrasto con quanto palesava a parole. Colla dominazione spagnola, rimarcata dal passaggio del sovrano Carlo V imperatore del Sacro romano impero e re di NAPOLI col nome di Carlo IV e di Sicilia come Carlo II, oltre che di Spagna, ovviamente, con quello di Carlo I (nel cui viaggio, toccò anche CASTROVILLARI, a cui concesse il titolo di città, ribadendo un decreto di un precedente sovrano), questa maschera fu intrisa di elementi tipicamente iberici, come il costume e l'eloquio.

Personaggio a volte contrapposto ai Mori, in altre circostanze viene presentato come facile vittima di scherzi e lazzi da parte della popolazione italiana, che mal sopportava il soldato spagnolo, autoritario e prepotente. Infatti, il costume scenico rimanda abbondantemente alle uniformi dei soldati spagnoli, ma piuttosto multicolore e addobbato da ninnoli e nastri in modo da esasperarne la ridicolaggine (il vestito è a strisce colorate [spesso gialle e arancioni] e integrato da un cappello a larghe tese adorno di piume), come pure le enormi dimensioni, sproporzionate, dello spadone che si trascina al suo fianco in modo rumoroso e impacciato. Come copricapo, certe volte, ostenta un elmo su cui è impresso come stemma un porcospino: tale animale vuole ricordare come apparve il “valoroso eroe” all'assedio di TREBISONDA, dove fu fatto bersaglio di frecce che si infissero nella sua corazza, tanto da apparire simile all'animale raffigurato.

Da sottolineare che, come per la figura dello Zanni, anche in questo caso ci fu uno sdoppiamento: se le caratteristiche comportamentali su esposte, infatti, si adattano bene a Matamoros, ciò non si può asserire per Spaventa, che viene sempre presentato, invece, come elegante e curato, poeta e sognatore.

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Prossimo articolo: Personalità/III

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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La personalità della maschera si consolidò nella seconda metà del XVIII secolo, come una delle innumerevoli versioni del Capitano, senza però mai acquisire un'identità decisa: talvolta, infatti, è raffigurato come un vecchio, talaltra come un giovane, a volte col ruolo di servo (Zanni, appunto), altre con quello di oste, altre ancora di padre, come si può evincere dai diversi scenari giuntici, ma pur sempre tanto insaziabile e famelico quanto insolente e codardo.

Si può di certo asserire che in un primo momento è a metà tra il tipo del Capitano e quello dello Zanni, per via delle caratteristiche discordanti e le variazioni di ruolo che divennero definite solo in un secondo momento, quando giunse ad essere ascrivibile più alla tipologia del Capitano, che dietro la divisa e un eloquio reboante nascondeva i propri vizi e le proprie debolezze. Tra essi sono da ricordare Scaramuccia, più propriamente spalla del Capitano, di origine italiana, ma che ottenne maggior successo in Francia dove divenne Scaramouche, Bellavita, Zerbino, Coccodrillo, Scaricabombardone, Spaccamonte, Rinoceronte, Terremoto, Spezzaferro, Corazza, Cardone, Matamoros, Rodomonte e Spaventa di Vall'Inferna: questi ultimi due confusi a volte in un unico personaggio chiamato Capitan Rodomonte Spaventa e da alcuni assimilato a Capitan Fracassa,  rappresenta,do, comunque, l'ideale, distorto, del militarismo spagnolo.

I documenti iconografici pervenutici, infatti, nel nostro caso ci restituiscono la sua figura sempre in tali vesti, incarnando l'immagine di un capitano di origine spagnola, vanitoso e fanfarone che ha più le caratteristiche del furfante che dell’uomo d’armi.

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Prossimo articolo: Personalità/II

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Come riportano svariati siti, senza citarne però la fonte,

Giangurgolo porta sul volto una mascherina [di solito] rossa con un nasone di cartone [di enormi proporzioni, lungo e grosso, caratteristiche ricordanti le tipiche deformazioni di quei priapi di palcoscenico che erano i mimi], in testa un alto cappello a forma di cono [di feltro e allungato, di tipica foggia calabrese, tipo “cervone”, come quello che divenne il tipico cappello dei briganti], di colore marrone o nero, con fascia rossa, ornato con una cadente piuma di pavone. Indossa un collettone [una gorgiera] bianco alla spagnola tutto pieghettato [di ruche], un corpetto rosso e un giubbone a righe gialle e rosse con polsini bianchi merlettati, calzoni sotto il ginocchio [a sbuffo] e calze sempre a righe gialle e rosse, scarpe di vernice nera con fibbia, cinturone e un lungo spadone con [vistosa] bandoliera [una striscia di passamaneria ricamata].

(Nelle parentesi quadre elementi estranei al testo, ma ritrovati in altri e introdotti qui a maggiore descrizione.)

Varianti descrittive parlano di un corpetto stretto a righe rosse e gialle, di una giubba attillata rossa, di una marsina rossa arabescata, di una camicia bianca con ampie maniche senza collo e polsini, legata con fettucce colorate, di guanti neri e di calze bianche. Talvolta le strisce, però, erano di due tonalità di rosa. E il volto incorniciato da barba e baffi alla moschettiera.

Il primo a compiere seri studi su questa maschera è stato il giornalista e scrittore Vincenzo PITARO, che con essi ha contribuito a farla conoscere meglio sia in Calabria che fuori, oltre a stimolarne l’interesse di varie enciclopedie spagnole. A riguardo egli scrive:

Questa maschera tipica calabrese è vestita con marsina e pantaloni gialli rigati di rosso, porta un corsetto rosso, un naso sesquipedale eternamente paonazzo ed un lungo spadone che tiene legato ad una larga bandoliera, ma che non usa mai in quanto che la sua... ferocia si esprime solo a parole, senza passare mai a vie di fatto. Porta un copricapo a cono, ornato da una lunga piuma di pavone (che la dice lunga sul carattere del personaggio) molto in voga nelle Calabrie del '700.

Da notare come i colori (giallo e rosso) siano quelli d'Aragona. Pertanto, l’abbigliamento, per come appare negli scenari di Giovanni D’ANTONIO, detto il Partenopeo, è quello del capitano spagnolo con molti elementi tipici calabresi.

Il suo costume scenico, caratterizzato da una moda spagnolesca intrisa di una certa eleganza e di esasperazione comica, induceva al riso al solo apparire.

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Secondo un'altra tradizione questo personaggio sarebbe stato ispirato da un individuo realmente vissuto e una storia veramente accaduta nella città di CATANZARO.

A raccontarla è Vittorio SORRENTI, in Giangurgolo maschera di Calabria, dove parla del suo primo apparire nella Città dei tre colli, portato nei teatri di tutta Italia da Ottavio SACCO, che definisce “il più grande interprete”. L'autore, per esporre cosa si racconti sulle scene, dice:

«Era il 24 giugno 1596. Nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella di CATANZARO nasce il personaggio Giangurgolo, ancora bambino ma che diverrà la maschera tipica della tradizione catanzarese. Il suo nome deriva da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento. Trascorre la sua infanzia presso il Convento dei Cappuccini del Monte dei Morti, dove un Padre, oltre all'educazione, tramanda al giovane anche l'abitudine della caccia. È proprio in una battuta che inizia la sua storia: nei boschi Giovanni cerca di salvare uno spagnolo che era stato aggredito e ferito da briganti; lo spagnolo riceve da lui tutte le cure possibili, ma spira, e fa di Giovanni il suo erede, consegnandogli le sue ricchezze ed una lettera che contiene il modo per salvare CATANZARO. Da questo momento, in onore del nobile spagnolo, Giovanni tramuta il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos (Giangurgolo). Egli inizia una sua personale lotta contro l'occupazione spagnola che in quegli anni si abbatteva su Catanzaro: Giangurgolo studia bene la strategia, organizzandosi con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirico-politici incitando alla rivolta il popolo catanzarese. Questo piano però fallisce quando le sue intenzioni vengono alla luce, e Giangurgolo viene condannato a morte. La scoperta delle sue origini nobili gli salva però la vita, costringendolo in ogni caso a rifugiarsi in Spagna. La sua permanenza in quei luoghi a lui estranei non dura a lungo, ed egli torna nella sua terra d'origine, dove la peste aveva colpito tutta la città. Al suo ritorno egli riesce a ritrovare il suo amico di teatro Marco, anch'esso malato, e per un abbraccio tra i due la peste viene trasmessa anche a Giangurgolo. La sua morte chiude il sipario della rappresentazione».

In questo caso il suo nome sarebbe correlato esclusivamente alla sua caratteristica principale: l'ingordigia alimentare, ovvero quella fame e insaziabilità di cibo che avrebbe accompagnato questo individuo, e non anche a comportamenti riprovevoli.

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