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− COMUNICATO STAMPA −
 
«Oggi termina il mio incarico di direzione del Parco Nazionale del Pollino. Sull’idea di parco e sulle iniziative e sui progetti per realizzarla io ho dedicato più di cinquant’anni del mio impegno umano, sociale, culturale e, poi, anche professionale. Si è trattato, perciò, di un’esperienza, per me, non semplicemente lavorativa».
 
Così Annibale Formica, si congeda dalla direzione dell’Ente Parco Nazionale del Pollino. Il suo mandato di direttore, ultimato il 23 settembre 2014 e prorogato sino al 31 dicembre 2014, è terminato dopo cinque anni dalla nomina del ministro dell’Ambiente che ora sarà chiamato a pronunciarsi sulla terna che il Parco ha indicato - dopo un apposito avviso pubblico - per dare alla direzione dell’Ente Parco un nuovo direttore.
 
Formica ha ricoperto il ruolo di direttore del Parco, tuttavia, non solo nell’ultimo quinquennio, ma per diversi anni, a partire dall’istituzione dell’Ente stesso, avvenuta nel 1993.
 
Il suo è stato un apporto oltre che dirigenziale e tecnico, anche, come da egli stesso sottolineato nella nota stampa di commiato, umano, sociale e culturale.
«Grato ai tantissimi che mi hanno consentito di dare il mio contributo alla causa della tutela e valorizzazione delle risorse naturali e culturali del Parco e del miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali - conclude la nota di Formica - porgo i miei più cordiali saluti.»

Nato a San Paolo Albanese il 1942, Annibale Formica svolge nel suo paese, di origine albanese, un lungo ed appassionato lavoro per la valorizzazione delle risorse culturali della piccola minoranza etnico-linguistica e per la promozione del Museo della Cultura Arbëreshe. 

A diciott’anni ha fatto, fuori dal territorio e dalle campagne vicino casa, la sua prima escursione ai Piani del Pollino fino alla Serra del Dolcedorme, a 2.267 m.s.l.m..

Ingegnere, ha svolto attività di studio e progettazione nel campo della pianificazione urbanistico-territoriale ed ambientale. Con il Gruppo Interdisciplinare di Studio, vincitore del Concorso Nazionale di idee per la creazione del Parco Naturale del Pollino della Regione Basilicata, ha collaborato, dal 1978 al 1983, alla redazione del Progetto Pollino. 

Ha fatto parte, dal 1989 al 1990, della Commissione paritetica del Ministero dell’Ambiente per la creazione del Parco Nazionale del Pollino.Iscritto, nel 1994, all’Albo dei direttori di parco, dal febbraio 1995 all’ottobre 2002 è stato direttore dell’Ente Parco Nazionale del Pollino.

Ha curato la divulgazione delle esperienze più significative, maturate nelle proprie attività umane, sociali, culturali e professionali con la pubblicazione, nel 1998, di “Gli strumenti di pianificazione e gestione del Parco Nazionale del Pollino”, nel 1995, di “I Piani del Pollino” e, nel 1982, di “Un modo di leggere e di rappresentare una realtà marginale e una cultura minoritaria”.Scrive articoli riguardanti problematiche sociali, culturali, ambientali riguardanti il territorio e la comunità di appartenenza.

Roberto Fittipaldi

UFFICIO STAMPA 
ENTE PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Mercoledì, 31 Dicembre 2014 16:34

Consigli utili contro il congelamento dell'acqua

Scritto da

COMUNICATO STAMPA

Con le temperature di questi giorni anche l’acqua potrebbe congelarsi nelle condutture.

E, per prevenire a questo inconveniente, il Servizio Idrico Integrato del Comune di Castrovillari consiglia ed avverte i cittadini che pezzi inutilizzati di tessuto di lana, posizionati intorno ai contatori dell’acqua delle abitazioni, possono ovviare a tale eventualità migliorando, così, il flusso dell’acqua nelle condutture domestiche.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

− COMUNICATO STAMPA −

La primavera dello spirito esploderà in pieno inverno, tra il gelo e – stando alle previsioni meteo - forse pure la neve. 

Un nuovo sacerdote è pronto a servire la Chiesa, prestando la sua opera nella diocesi di appartenenza, quella di Cassano all’Jonio. Don Carlo Russo sarà ordinato presbitero dal vescovo della diocesi ionica e segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Appuntamento per martedì 30 dicembre. La cerimonia religiosa, che avrà inizio alle 18.30, si svolgerà tra le navate della Cattedrale, di recente elevata al rango di Basilica minore. 

Nato a Cosenza il 16 novembre 1985 ma da sempre residente a Mormanno, don Russo ha compiuto gli studi superiori a Castrovillari, maturando la vocazione che lo ha visto poi intraprendere il cammino teologico tra i banchi del seminario regionale “San Pio X” di Catanzaro, dove ha conseguito il baccalaureato. Frequenta attualmente l’ateneo salesiano, a Roma. Il 23 agosto scorso, sempre da monsignor Galantino, è stato ordinato diacono ed assegnato, quale collaboratore, alla parrocchia di san Giorgio martire, ad Oriolo, guidata da don Nicola De Luca. Adesso il passo verso il sacerdozio, per servire il popolo di Dio nell’amministrazione dei sacramenti e nel ministero dell’altare, della Parola e della carità, come già prima di lui, nel corso dell’anno che sta per chiudersi, don Giuseppe Arcidiacono, don Maurizio Bloise e don Rocco Lategano. Il segno tangibile di una fioritura spirituale, arricchita dalla recente ordinazione diaconale di don Nicola Mobilio. 

Diocesi Cassano all’Jonio

Ufficio Stampa

Gianpaolo Iacobini

Ieri, martedì 23 dicembre 2014, antivigilia di Natale, alle ore 18:30, presso la cattedrale della diocesi di CASSANO ALL'IONIO, SE il vescovo, monsignor Nunzio GALANTINO, ordinario diocesano e segretario generale della CEI, ha dato inizio alla cerimonia religiosa, da lui presieduta, nel corso della quale è stata data lettura del decreto, a firma di SS il papa Francesco, mediante cui è stata conferita alla chiesa il titolo di basilica minore, annuncio che si è incrociato coll'ordinazione sacerdotale di don Rocco LATEGANO, rendendo la giornata di particolare gaudio per la Chiesa diocesana tutta.

Di seguito il testo letto dal presule per la cerimonia di elevazione della cattedrale a basilica minore e l'omelia pronunciata dal medesimo, nel prosieguo della celebrazione liturgica, per l'ordinazione sacerdotale del nuovo presbitero.

Elevazione della Cattedrale a "Basilica minore"

(Cassano, 23 Dicembre 2014)

L'elevazione a Basilica minore della nostra Chiesa Cattedrale è un ulteriore segno di attenzione e di affetto paterno di papa Francesco per la nostra Diocesi.

Di fatto, questo titolo vuole significare il «particolare vincolo [che deve realizzare la nostra Cattedrale] con la Chiesa di Roma e con il Sommo Pontefice».

Più che un titolo di onore, quindi, è un impegno, come dev'esserlo per tutte le Chiese insignite di questo titolo. Un impegno che va assolto con una vita liturgica e di carità più intense ed esemplari.

Più che un titolo di privilegio, come erroneamente e con mentalità mondana viene percepito, il titolo di "Basilica minore" va visto come un modo per sentirsi particolarmente chiamata a farsi portatrice del Magistero del Papa. E sappiamo quanto esigente sia questo Magistero soprattutto in questi ultimi tempi.

Mi auguro, anzi sono certo che la nostra Chiesa Basilica Cattedrale saprà vivere questo impegno e questa vocazione irradiandola a tutte le altre Chiese del territorio diocesano.

La Basilica, qualsiasi Basilica, non diventa quindi una realtà a se stante con privilegi ingiustificati ed ingiustificabili. La Basilica, ogni Basilica lega piuttosto in maniera più visibile la sua vita e la sua storia al territorio, ma con una missione particolare; quella di far risuonare più forte e in maniera più credibile la Parola di Dio ed il Magistero della Chiesa.

Per questo, vengono offerte alla Basilica delle opportunità tutte spirituali.

Opportunità di beneficiare dei tesori spirituali della Chiesa - quelli che conosciamo con il nome di indulgenze - attraverso una vita di preghiera e di carità più intense.

L'aver legato questa opportunità a giorni speciali ha l'unico compito di far ritrovare insieme i singoli e la comunità a meditare eventi e parole particolari, a fare esperienza di vita sacramentale e di carità in maniera visibile perché tutti, vedendo, possano imitare.

I giorni nei quali si potrà, con la preghiera, la partecipazione alla vita sacramentale e le opere di carità beneficiare di questo tesoro spirituale verranno comunicati e li troverete indicati nella bacheca di questa Basilica Cattedrale.

+ don Nunzio

 

Ordinazione presbiterale di Rocco Lategano

(Cassano - Basilica Cattedrale, 23 Dicembre 2014)

Ml 3,1-4.23-24; Lc 1,57-66

Il Vangelo ci ha portato nella casa di Zaccaria: una casa nella quale il Signore si era reso presente in maniera chiara con la nascita di un bambino; dopo che quella stessa casa era stata segnata dall’attesa e forse anche dalla delusione per un figlio che non arrivava.

Ora però è il momento della festa; una festa alla quale partecipano «vicini e parenti»; presenze belle ma che rischiano di creare qualche ostacolo al piano del Signore; presenze belle e festose ma che fanno fatica a sintonizzarsi in pieno con il piano del Signore.

A Elisabetta che, illuminata dal Signore, riconosce che quel figlio è un segno chiaro del favore del Signore e che, per questo, vuole che si chiami Giovanni, i vicini e i parenti obiettano... ma «non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Un’obiezione che vuole portare Elisabetta e Zaccaria a trattare quell’evento come un evento qualsiasi senza riconoscere in esso la presenza decisiva del Signore. É il tentativo di ridurre quell'evento e quella nascita straordinaria a uno dei tanti momenti appartenenti alla tradizione.

Ho voluto riportarvi nella casa di Zaccaria; ho voluto fermare la mia attenzione sul clima che, in quella casa, si respirava perché anche a noi può capitare di fare festa, di essere in tanti, di essere emozionati per quello che stiamo vivendo, ma col rischio di appiattire tutto sull’ovvietà; col rischio di non capire cosa il Signore sta per fare in questa nostra Assemblea; con il rischio di non sintonizzarci pienamente col piano del Signore.

«Giovanni è il suo nome». Lo ha detto Elisabetta con chiarezza e lo ha confermato Zaccaria, uscendo da un lungo tempo di silenzio e scrivendolo prima su una tavoletta perché a nessuno sfuggisse.

Ma perché questo imporsi di Elisabetta e di Zaccaria, andando contro la tradizione ed ignorando quello che dicevano «vicini e parenti»?

Quel nome – Giovanni – in ebraico significa «Dio è favorevole». E per gli ebrei il nome dice la storia e il progetto di vita di un uomo. Elisabetta e Zaccaria, insistendo perché il loro figlio si chiamasse Giovanni volevano affermare con decisione quale missione avrebbe caratterizzato la vita del figlio. Egli non è nato per riempire il vuoto di una casa o per saziare la fame di affetto di due anziani coniugi. Giovanni è nato per annunziare con la sua vita e per testimoniare che «Dio è favorevole».

Questo è il suo compito; come questo è il compito di ogni battezzato. Ma questo è soprattutto il compito del Sacerdote: messaggero di un «Dio favorevole».

«Favorevole – come ebbe ad affermare Giovanni Paolo II – all’uomo: vuole la sua vita, la sua salvezza. Dio è favorevole al suo popolo: ne vuole fare una benedizione per tutte le nazioni della terra. Dio è favorevole all’umanità: ne guida il cammino verso la terra dove regnano pace e giustizia».

Imponendo le mani sul tuo capo, Rocco carissimo, e invocando lo Spirito di Dio su di te – come è stato fatto per me e su di me 42 anni fa e com’è stato su tutti noi Sacerdoti – una sola cosa domando al Signore: che dalle tue parole e dai tuoi gesti si possa sempre percepire che sei – o almeno cerchi di essere – un uomo che ha messo la sua vita nelle mani del Signore per dire ai fratelli, senza mai risparmiarsi, che «Dio è favorevole»; per dire ai fratelli che la tua presenza non è una verga che colpisce ma una mano che accarezza e che accompagna; per far percepire con chiarezza ai fratelli, che la tua parola non puzza di arroganza e che, quando predichi, quello che dici non è frutto solo di risentimento nei confronti della vita.

Una sola raccomandazione, che faccio prima a me e che spero possa servire anche ad altri confratelli: attento perché, mentre tu farai la fatica di annunziare un Dio favorevole, ci saranno sempre, come nella casa di Zaccaria, coloro che verranno richiamarti all’ordine, al loro ordine, dicendoti: «Non c’è nessuno nella tua parentela che si chiami Giovanni». Dicendoti cioè che certi tentativi di rinnovare anche la nostra pastorale e la stessa nostra vita di presbiteri sono inutili, tanto ... si è fatto sempre così! Attento perché c’è sempre qualcuno, anche tra i confratelli, che vorrà gettare acque sul fuoco del tuo entusiasmo; l’acqua morta dell’appiattimento, l’acqua inquinata del pressappochismo, l’acqua avvelenata del disimpegno, l'acqua puzzolente della maldicenza nei confronti di tutti e di tutto.

Qualora dovessi incontrare gente così, Rocco, non ti far scrupolo di girare alla larga e di rifugiarti nel cuore di Cristo, nelle braccia di Maria, nello sguardo bello e pulito della tanta gente che attraversa le nostre strade, anche se spesso non entra in Chiesa.

Con lo stile deciso e delicato che ci sta trasmettendo Papa Francesco bisogna resistere a tutto ciò che vuole fare della Chiesa, e del clero in particolare, una combriccola di gente che, tradendo Cristo ed il Vangelo, sostituisce l'uno e l’altro con le proprie fisime, ammantandole di sacralità falsa.

E falsa sacralità sono tante volte i nostri gesti non accompagnati da impegno concreto; falsa sacralità sono le nostre parole appena biascicate ma che non trasmettono entusiasmo; falsa sacralità sono le parole dette semmai con gli occhi rivolti al cielo ma prive di vita vera; falsa sacralità sono cerimonie fatte solo per solleticare la curiosità morbosa e l'emotività poco equilibrata di qualcuno senza che da esse vengano fuori gesti carichi di impegno; falsa sacralità sono i nostri vestiti, portati talvolta con tanto sussiego ma di fatto utili solo a coprire grandi miserie.

Proprio perché consapevoli che alla festa della nostra vita, come nella casa di Zaccaria, possono esserci e ci sono persone pronte a dirci «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami Giovanni», chiedo con forza e con insistenza a tutti di pregare per la Chiesa, per il Santo Padre, per noi Sacerdoti, per Rocco e tanto anche per me, perché il Signore scuota prima di tutto me.

+ don Nunzio

 

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas) 

− COMUNICATO STAMPA −

Il sub commissario al Comune di Castrovillari , Domenico Giordano, in seguito a diverse segnalazioni da parte di cittadini, ha dato maggiore impulso agli organismi della Polizia municipale per vigilare affinché i possessori di cani rispettino le ordinanze disposte in precedenza dall’Ente e finalizzate ad un controllo adeguato dei loro fidi durante i momenti di “ passeggiata” per fare i loro bisogni.

Una sollecitazione per ottenere maggiore rispetto dei luoghi comuni e del decoro di questi che riguarda la tutela dell’ambiente urbano il quale necessita dell’apporto e coinvolgimento specifici di tutti.

Ecco perché la sollecitazione chiede che l’accompagnatore stia attento nel far scorazzare liberamente il proprio fido e che tenga sempre , durante i momenti di passeggiata del cane, quegli strumenti di raccolta e di contenimento degli escrementi, che sono una paletta ed un sacchetto di polietilene o altro raccoglitore equivalente. Quest’ultimo dovrà essere depositato negli appositi contenitori dopo l’uso.

Ai trasgressori verranno comminate sanzioni amministrative.

L’impulso dato dal funzionario di governo è solo per richiamare i cittadini al possesso responsabile ed attento dei propri animali, imprescindibile per chi desidera tenere un cane.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

− COMUNICATO STAMPA −

“Che possa essere un Natale ed un nuovo Anno sereno per Voi e le Vostre famiglie.” E’ stato questo l’augurio del Commissario straordinario, Massimo Mariani, presente il segretario generale, Maurizio Ceccherini, ai dipendenti ed ai funzionari municipali, riuniti, questa mattina, nella sala delle Rappresentanze, al primo piano di palazzo Gallo, sede temporanea del Comune di Castrovillari.

Durante lo scambio d’auguri il Commissario oltre a ringraziare i dipendenti per aver risposto al suo invito , ha espresso gratitudine per il lavoro svolto in questi sei mesi che lo hanno visto alla guida dell’Ente, ricordando la delicata funzione che svolge il personale per la cittadinanza.

Ruolo che non può prescindere dall’impegno di ciascuno a servizio del bene comune, quanto mai bisognoso, in questo particolare tempo, di unità, determinazione e di azioni forti, elementi fondamentali per affrontare le sfide che la realtà presenta quotidianamente alla collettività e per creare un domani diverso per le nuove generazioni.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

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