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− COMUNICATO STAMPA −
 
Come Associazione, ci eravamo già espressi, sin dal primo momento ,da quando la frana si era portata giù mezza collina, sull'inopportunità dello svolgimento dei festeggiamenti civili in onore della Madonna del Castello, per dare un forte segnale alle Istituzioni, alla Città, al Territorio affinchè il problema fosse, con immediatezza, affrontato e risolto: purtroppo, dopo tre anni, siamo ancora quì a discuterne, mentre lo scempio aumenta e la collina perde, giorno dopo giorno, pezzi importanti che l'assottigliano ancor di più, non lasciando ben sperare per il futuro!
 
Nonostante tutto, negli anni passati, la festa civile si è svolta, con grandissima partecipazione popolare ed ancora, quest'anno, il Commissario Prefettizio ha predisposto lodevolmente ogni cosa per renderla più bella, attraente e partecipata.
 
Nulla da eccepire, considerando il punto di vista dell'Amministrazione comunale.
 
Tuttavia, visti l'attuale situazione del sito del Santuario e gli anni trascorsi senza ottenere risultato alcuno, sentiamo il dovere, ancora una volta, di ribadire il nostro deciso e fermo "no" allo svolgimento dei festeggiamenti civili che, secondo noi, rappresenterebbero un vero e proprio "oltraggio" di fronte ad una situazione che rischia di mandare a monte, pardòn a valle, centinaia di anni di Storia religiosa e civile della nostra Città!
 
Chi, come noi, frequenta quasi quotidianamente il Santuario, si accorge che l'afflusso popolare è diminuito di circa l'80% rispetto al passato: un indicatore molto preoccupante sulla reale volontà dei Castrovillaresi di risolvere il gravissimo problema del dissesto idrogeologico.
 
Però, durante i festeggiamenti, migliaia di nostri Concittadini si riversano nelle strade per godere, giustamente, dei benefici della festa.
 
Se, almeno, una parte di questa folla si recasse presso il Santuario, non solo per pregare ma per esprimere indignazione e proteste circa il degrado dei luoghi circostanti, forse il problema sarebbe già avviato, da tempo, a soluzione.
 
Ecco perchè, secondo noi,  la sospensione temporanea dei festeggiamenti civili potrebbe essere un fortissimo segnale indirizzato alle Istituzioni, con il coinvolgimento di miglia di persone che, finora, non c'è stato: la protesta di un'intera Città di fronte al pericolo di veder cancellata gran parte della Sua Storia!
 
Inoltre tale situazione spingerebbe le Associazioni Commerciali di categoria, direttamente "toccate" da un'eventualità del genere, ad essere coinvolte in questa indignazione generale che, senz'altro, produrrebbe effetti positivi circa la risoluzione del problema.
 
La " mutilazione " della festa patronale più importante della Città di Castrovillari rappresenterebbe, soprattutto, un grido di dolore per le Autorità competenti che non potrebbero rimanere insensibili di fronte alla protesta ed alle richieste di una intera Popolazione; mentre il lasciare le cose come stanno potrebbe indurre a pensare che, tutto sommato, il famoso aforisma " panem et circenses" si addice, anche, alla nostra Città!
 
IL PRESIDENTE
Prof. Gianni DONATO
Lunedì, 06 Aprile 2015 09:34

La prima Pasquetta

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Mane nobiscum, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies

Lc 24, 29

 

Vi racconto una storia...

Qualche tempo fa, un tale riportava un evento a cui non aveva partecipato, ma che gli era stato raccontato da due degli stessi protagonisti.

Questi erano partiti da una grande città e si erano incamminati verso argeste (ora diremmo maestrale o, meglio, nord-ovest) diretti a un paesino poco distante, discorrendo, durante il tragitto, di ciò che era avvenuto in quella giornata: una cosa eccezionale che era sulla bocca di tutti; si potrebbe dire una notizia da prima pagina, un servizio con cui aprire il radio-/tele-giornale, un documento da settimanale di approfondimento, un argomento che meriterebbe l'invio di cronisti da ogni dove... Nel mentre che camminavano e parlavano, uno sconosciuto, viandante, a quanto pare pure egli, si accostò a loro, e chiese ragione di tali discorsi. Uno di essi, esterrefatto e rattristito, gli si rivolse chiedendogli se fosse tanto straniero da non sapere ciò che fosse avvenuto da alcuni giorni in qua. Egli sembrava scendere dalle nuvole... Al che gli fu spiegato l'accaduto: un uomo era stato condannato a morte ed era stata eseguita la condanna, ma alcune donne si erano recate presso la sua tomba e avevano incontrato strane persone che avevano riportato la sparizione del cadavere. Inoltre, si dichiaravano delusi, perché immaginavano, dai discorsi che aveva fatto in vita il protagonista del loro racconto, che egli li avrebbe guidati alla riscossa. Egli, allora, forte delle sue conoscenze di studio che aveva compiuto, li redarguì, spiegando che erano stati superficiali nell'analisi di quanto avvenuto e non avevano compreso che ciò che era accaduto in realtà era tutto attendibile, e si avviò con loro. Giunti nel villaggio di destinazione, i due invitarono il pellegrino che si era unito nel cammino a rimanere con loro, vista ormai l'ora tarda, essendo ormai scarsa la luce diurna. Entrarono allora insieme in una casa per consumare un pasto, sicuramente frugale; la tradizione ci tramanda vari tipi di cibi (pesce, pollo, frutta) che avrebbero consumato i tre, ma sono delle aggiunte che i vari cronisti, in seguito alla conoscenza di questa notizia, hanno, di volta in volta, apportato secondo la propria fantasia, senza una certezza dell'accaduto, anche se non sono proprio da scartare. Di sicuro era presente il pane e si ha modo di non escludere la presenza anche del vino. Il viandante solitario, allora, prese il pane e, per distribuirlo, fece il gesto più antico del mondo che avviene a una mensa: lo spezzò, per subito donarlo ai due. A quel punto, questi ebbero come un'illuminazione: riconobbero lo sconosciuto proprio da quest'atto. Ma egli, come era apparso, scomparve. Rimasti allibiti per l'accaduto, decisero di fare ritorno in città, per raccontare a undici loro amici, che erano rimasti dentro le mura, quello che avevano vissuto, venendo a conoscenza che il medesimo personaggio era stato visto proprio da uno di loro.

Un collega del tale che riportava questo racconto si era limitato a dire solo che il summenzionato personaggio fosse apparso a due suoi conoscenti sotto un altro aspetto, mentre questi erano in cammino verso la campagna: decisamente più scarno nella descrizione, ma sostanzialmente in accordo col primo.

Tempo, luoghi, personaggi, fonti 

Tempo: Domenica di Pasqua di Resurrezione dell'anno 33 d.C. ca.

Città di partenza: GERUSALEMME (ירושלים/أُورْشَلِيم)

Paese d'arrivo: EMMAUS (detta in seguito NICOPOLI, quindi ‘Amwās [ﻋﻤﻮﺍﺱ])

Tragitto compiuto: circa 7 miglia (secondo il cronista), ovvero sessanta stadi (secondo Tito Flavio Giuseppe), ovvero approssimativamente 11 km

Il primo cronista si chiamava Luca: Evangelista

Il secondo cronista si chiamava Marco: Evangelista

I viandanti erano Cleopa e Anonimo: Discepoli

Gli undici amici si chiamavano Simone, detto Pietro, Giovanni, Giacomo (il maggiore), Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Matteo, Giacomo di Alfeo (il minore), Simone lo Zelota o il Cananeo, Giuda Taddeo: Apostoli

Le donne che si recarono al luogo della sepoltura si chiamavano Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome; qualcun altro parla di Maria MaddalenaMaria di Giacomo e Giovanna, detta la Mirofora, aggiungendo anche altre non specificate: comunque tutte riconosciute come Pie donne (ma i cronisti spesso, si sa, non sono concordi, come spesso avviene nella lettura delle notizie di cronaca di ogni dove e di ogni quando...)

Le strane persone che incontrano le donne: Angeli

L'altro che aveva visto il medesimo viandante si chiamava Simone: Apostolo

Il forestiero si chiamava Gesù, indicato come figlio di Giuseppe, o di NAZARET (נצרת/الناصرة), dal paese della madre dove era vissuto, detto anche il Cristo, o il Messia (a seconda dei popoli): Maestro di Scritture, ma precedentemente, con molta probabilità, falegname, o forse carpentiere

Primo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Luca, Capitolo 24, Versetti 13-35

Secondo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Marco, Capitolo 16, Versetto 12

La storia raccontata, poiché il momento culminante avvenne dopo il tramonto, quando gli antichi indicavano il passaggio di data, pur essendo avvenuto, per noi, la sera del giorno della domenica di Pasqua di Resurrezione, per loro avvenne che già era lunedì. Tale giorno, che nella definizione ufficiale del calendario liturgico della Chiesa cattolica è definito lunedì dell'Ottava di Pasqua, semplicemente abbreviato in lunedì di Pasqua, una volta detto anche lunedì in albis (vestibus) (ovvero: “in bianche [vesti]”, dall'uso per cui i battezzati la notte di Pasqua, quando, cioè, veniva amministrato il battesimo, indossavano, già da prima del ricevimento del sacramento, per una settimana, fino alla seconda domenica di Pasqua, una tunica bianca, simbolo di purezza), proprio in onore dell'Angelo che dette il buon annuncio della Resurrezione, è detto, comunemente, proprio lunedì dell'Angelo, e poiché il tragitto fuori le mura finì con un pasto, seppur, a quanto pare, semplice, questo viaggetto, con relativa refezione finale, può essere considerato, a buon diritto, l'archetipo della Pasquetta.

Il testo, quello più corposo, da cui è tratta la storia, è il passaggio del Vangelo che puntualmente viene letto nella messa vespertina della domenica di Pasqua di Resurrezione, e ogni volta che il lunedì successivo compiamo questo rito conviviale, il più delle volte allontanandoci dal nostro luogo ove abitualmente dimoriamo, compiendo una gita fuori porta, ricordiamo questo evento.

Per approfondimenti, si consiglia il seguente collegamento: <http://www.iqt.it/evangelo/lectio/lc24_emmaus.htm>.

 BUONA PASQUETTA

da tutti noi di

CV in Rete!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ieri notte, a cavallo tra il sabato Santo e la domenica di Pasqua, intorno alla mezzanotte che separa le due giornate, alcuni castrovillaresi hanno inteso commemorare la Resurrezione partecipando alla tradizionale messa che si è tenuta nel santuario diocesano castrovillarese dedicato alla Madonna del Castello, per sottolineare il proprio attaccamento a codesto luogo di culto tanto caro ai castrovillaresi, ma anche, sembra, tanto dimenticato, dopo lo sfregio ricevuto tre anni or sono non dalla Natura, ma dall'incapacità dell'Uomo a cui si sta aggiungendo l'incuria del medesimo.

Fabio DONATO, un cittadino, un fedele, che con questo atto ha testimoniato il suo profondo radicamento alla comunità e alle sue tradizioni, ci ha fatto pervenire il seguente scritto, con cui esprime il suo sentimento a riguardo, che riportiamo integralmente.

Sono bastati solo quattro anni al popolo CASTROVILLARESE per dimenticare 925 anni del SANTUARIO DELLA MADONNA DEL CASTELLO ... l'antica Chiesa Normanna che per quasi un millennio a vegliato e protetto l'antica Castrovillari, arroccata nel colle attorno ad essa. Per 850 anni i pellegrini, i fedeli, il popolo tutto, I NOSTRI ANTENATI, raggiungevano e vivevano il Santuario a piedi, privi di qualsiasi mezzo di locomozione a motore, allora inesistente ... ora all'improvviso è bastata una semplice interdizione stradale che costringe le persone a camminare 100 metri, per abbandonare tale luogo. Impossibile ora raggiungerlo da parte di molti nostri concittadini e concittadine con le loro lussuose macchine da lasciare in doppia fila in mezzo alla strada, da cui lussuose signore scendono con le loro lussuose pellicce, i loro lussuosi tacchi a spillo, vestiti tutti a festa come tanti burattini ... FIGLI DI UNA SOCIETÀ BASATA SOLO SULL'APPARIRE E NESSUNA INTERIORITà MORALE ... dimenticandosi che solo i loro genitori, e nonni nati prima dell'era della motorizzazione di massa, raggiungevano tale Santuario a piedi come fecero a loro volta i loro genitori, nonni, bisnonni, trisnonni ... e così via per oltre 40 generazioni. Andare ora al Santuario della Madonna del Castello non è scalare la cima dell'Everest, ma solo camminare per una strada asfaltata per soli 100 metri ... ma ... ora ciò significa sacrificio, penitenza ... ma non il sacrificio di camminare ... MA QUELLO DI NON MOSTRARSI, APPARIRE, ESIBIRSI .... POPOLO DI CASTROVILLARI, tu sei famoso per il tuo continuo rinnegare le tue radici e storia ... ma ora sarai famoso per aver rinnegato anche i tuo Santuario... BUONA PASQUA A TUTTI....

Un ennesimo grido di dolore, che si somma ai tanti altri, espressi in più occasioni e in vari modi da molteplici cittadini e fedeli castrovillaresi, che si diffonde dal colle mariano e sembra non essere udito se non dalla divina Madre, sempre più sola, in una cittadina sempre più spoglia, avviata verso una passione senza fine e lontana da una speranza di una, seppur laica, resurrezione.

Auguri!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Sabato, 04 Aprile 2015 18:32

Un'altra Pasqua

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Siamo abituati a immaginare la Pasqua come un evento tipico della religione giudaica, per la quale, quest'anno, cade proprio oggi, da cui sarebbe derivata la massima solennità del cristianesimo, per il quale, però non sempre, cade il medesimo giorno, festeggiandola, i cattolici e gli evangelici secondo il calendario gregoriano, e quindi domani, e gli ortodossi secondo quello giuliano, e quindi il 12, proprio fra una settimana.

Ma vi sono altre realtà religiose, presenti ormai da tempo anche nella nostra comunità, che presentano, nel proprio calendario liturgico, degli atti riconducibili tanto alla festività ebraica, quanto a ciò che la tradizione ci tramanda circa Cristo e i suoi Apostoli. Si può parlare, senza ombra di smentita, di un ponte gettato tra le due fedi, poiché tali correligionari hanno venerazione di Gesù, ma compiono tale commemorazione proprio nel giorno in cui gl'israeliti consumano la loro cena pasquale, proprio come avvenne nel Cenacolo.

Essi sono i Testimoni di Geova, che ieri, venerdì 3 aprile 2015, 14 di nisan (נִיסָן), il settimo mese del calendario ebraico nel computo ordinario, il primo nel computo dall'uscita dall'Egitto o l'ottavo nel computo ordinario negli anni embolismici, si sono riuniti, in tutto il mondo, per commemorare l'Ultima cena, proprio nel giorno in cui, in tutto il mondo, i discendenti d'Israele consumano il seder (סדר), propriamente “ordine”, di Pesa(c)h (פסח), propriamente “passaggio”.

A CASTROVILLARI, si sono dati appuntamento, alle ore 18:30, presso il teatro comunale “Sybaris”, dove, colla frase “Ci saranno milioni di persone. E voi?”, hanno esteso l'invito anche a coloro che non hanno abbracciato la loro fede. Il volantino da loro distribuito, infatti, recitava:

Lo scorso anno in tutto il mondo circa 20 milioni di persone hanno ubbidito al comando di Gesù osservando questa ricorrenza annuale. Quest’anno ci sarete anche voi? I Testimoni di Geova vi invitano ad assistere insieme a loro alla Commemorazione della morte di Cristo che si terrà venerdì 3 aprile dopo il tramonto. Scoprirete il valore che la vita e la morte di Gesù possono avere per voi.

Tale commemorazione si è tenuta una in sala gremita, che ha registrato, secondo un linguaggio tipicamente teatrale, il tutto esaurito. La serata ha visto l'avvicendamento, su un palco particolarmente addobbato di fiori per l'occasione, di alcuni responsabili e si è dipanata secondo una sequenza di passi e canti biblici. Il suo culmine si è registrato allorquando si è avuto il “passaggio” del pane e del vino che tutti i presenti hanno ricevuto, rispettivamente su piatti e calici, dal proprio vicino per porgerlo a quello controlaterale.

Trascriviamo quanto riportatoci da un attivo fedele che ha voluto, in questo modo, spiegare quanto avvenuto.

Viene fatta una disamina di versetti letti direttamente dalla Bibbia sotto forma di discorso di ciò che significa per noi il sacrificio di Gesù, che morì per ognuno di noi, indipendentemente da razza, religione o altro, ma che solo tramite il suo sacrificio l'umanità può ricevere da Dio la redenzione dal peccato e si incoraggia a conoscere Dio e Gesù considerando la Bibbia. Inoltre si ricorda l'effettiva celebrazione che fece Gesù facendo passare gli emblemi, o simboli, della commemorazione o pasto serale del Signore, il pane non lievitato (raffigurante il corpo senza peccato di Gesù) e il vino rosso (simbolo del sangue immolato nel sacrificio).

La serata si è conclusa col ringraziamento a quanti avessero preso parte a tale funzione, soprattutto rivolto a coloro che non fossero seguaci di tale religione, i quali, colla loro presenza, hanno dimostrato quello spirito di ecumenismo e quell'apertura verso l'altro, spesso disattesi nei tempi passati, ma che ancora sembrano non essere, in molte parti del mondo, del tutto trionfanti.

Per coloro che vi hanno partecipato da esterni, decisamente un'altra Pasqua!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

− COMUNICATO STAMPA −
 
Si è concluso il primo censimento degli alberi monumentali del Parco Nazionale del Pollino. Il progetto è stato avviato nel 2012 con la predisposizione di una scheda di segnalazione degli alberi, a cura dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali.
 
La scheda di segnalazione, installata sul sito internet del Parco, scaricabile da chiunque, ha costituito la prima fase di avvio del progetto. 
Il coinvolgimento del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato, attraverso i 21 Comandi Forestali sparsi sul territorio, è stato altresì un passaggio fondamentale per la riuscita del progetto, che ha portato alla segnalazione di numerosi alberi.
 
Una volta raccolte le segnalazioni, da parte del CFS, di naturalisti, di guide e di semplici amanti degli alberi si è iniziata la fase di caratterizzazione e analisi dei singoli alberi con rilievo dei dati biometrici, georeferenziazione, classificazione botanica, stato fitosanitario e altro. Questa fase, a cura dei funzionari dell’Ente Parco, ha richiesto circa 35 sopralluoghi in campo.
 
Con i  dati ottenuti si è costruito un Data Base degli alberi monumentali del Parco ricco di informazioni sui singoli alberi a cui si aggiunge un cospicuo reportage fotografico con riprese di alta definizione.
 
“I risultati del primo censimento - ha dichiarato il presidente del Parco, Domenico Pappaterra - sono di importanza straordinaria per la conoscenza del patrimonio arboreo monumentale del Parco in considerazione del fatto che esso ha fornito una prima misura della consistenza dello stesso e dell’impegno che richiederà la sua eventuale prosecuzione”.  

Sono stati censiti 138 alberi (compresa la formazione degli alberi serpente).  
Le specie maggiormente rappresentate sono il faggio con 37 alberi censiti e il Pino loricato con 33 esemplari. Segue l’Abete bianco con 16, la  Roverella (s.l.) con 15,  Cerro (9), Castagno (8), Olivo (6), Acero (3), Leccio (3), Frassino meridionale (2), Ontano napoletano (2) e il Carpino nero il Fico e la Sughera, quest’ultime con un solo esemplare.
 
Tra questi, oltre ad esemplari già noti come il Patriarca, la Quercia di Licari, il Faggio delle sei sorelle, il Castagno di Grisolia e altri, ve ne sono tantissimi, per lo più sconosciuti, che per la prima volta sono stati  censiti come alberi monumentali.  

Importanza degli alberi monumentali
La conoscenza del patrimonio arboreo “monumentale” e  la  tutela degli esemplari individuati sono i presupposti per la conservazione di un germoplasma, molto spesso, unico. La longevità, le dimensioni eccezionali, le forme caratteristiche, la resistenza alle fitopatie, sono sovente l’espressione del genotipo dei singoli alberi.

Gli alberi monumentali (vetusti, annosi e di grande dimensione) sono dei veri e propri “archivi biologici”, da cui è possibile ottenere, attraverso varie metodologie, dati di tipo biologico e di tipo ecologico.

“Oltre agli aspetti di ordine strettamente biologico - spiega il presidente del Parco, Pappaterra - gli alberi monumentali sono portatori di valori culturali. Fatti accaduti, leggende e miti sono legati agli alberi, di cui la storia locale è ricchissima ma che rischia di perdersi per sempre con la scomparsa delle persone anziane.

Il  territorio del Parco del Pollino è particolarmente  ricco di alberi monumentali ed è per questo motivo che il censimento va continuato nel tempo perché sempre nuove segnalazioni di alberi vengono fatte.

Riteniamo che la individuazione e la caratterizzazione dei  “Patriarchi Verdi” del Parco unitamente ad una mirata strategia di informazione e divulgazione costituiranno il presupposto per una loro tutela e conservazione e allo stesso tempo di  valorizzazione delle risorse territoriali.  Molti di questi alberi, almeno quelli ubicati in posizioni accessibili, potranno divenire mete di visitatori curiosi di ammirarli, opportunamente guidati da sentieri dedicati agli stessi alberi ed arricchiti da cartellonistica didattica”.
 
Pubblicazione
La prima azione di comunicazione e divulgazione del progetto che il Parco mette in campo è la pubblicazione di un volume degli alberi monumentali in cui saranno illustrati e descritti circa 60 esemplari tra i più belli e rappresentativi. Con esso verrà pubblicato il Data Base dei 138 alberi che costituirà un importante supporto ai censimenti avviati dai Comuni ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 10 e del successivo Decreto MiPAAF del 23 ottobre 2014  “Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento”.
 
Roberto Fittipaldi

UFFICIO STAMPA 
ENTE PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

− COMUNICATO STAMPA −

L’AIC Cosenza esprime il proprio dissenso per la parziale ordinanza di divieto di vendita di animali alla fiera di San Giuseppe.

Invero, per come si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito internet del Comune di Cosenza, datato 19 marzo, “com’è ormai preciso indirizzo dell’Amministrazione comunale guidata da Mario Occhiuto, anche per l’edizione 2015 della Fiera di San Giuseppe il primo cittadino, in data 17 marzo 2015, ha firmato un’ordinanza sindacale con la quale si impone assoluto divieto di vendere anatre, paperelle e pulcini…”.

Il Sindaco Occhiuto, si legge sempre sul portale, ha poi dichiarato che “il Comune di Cosenza tiene ad essere esempio di massimo rispetto e difesa degli animali”.

Al contrario, l’ordinanza in oggetto, prendendo in considerazione solo alcuni animali, realizza una ingiustificata disparità di trattamento e una discriminazione nei confronti di esseri senzienti di specie diverse ai quali viene negata pari dignità.

Invero, solo estendendo il divieto di vendita anche alle altre specie animali, si può parlare di “massimo rispetto e difesa degli animali”, ponendosi la città di Cosenza e il suo primo Cittadino a vero esempio di civiltà e cultura, assurgendo a modello per l’intera comunità.

Ciò, del resto, anche in linea con quanto accade nella maggior parte delle città italiane ed europee dove la vendita degli animali è preclusa nelle fiere, atteso che per tutta la durata della manifestazione, e durante i viaggi di arrivo e partenza, gli animali sono sottoposti a forte stress e sono costretti ad una detenzione che arriva a configurare gli estremi del reato di maltrattamento.

L’emanazione di un’ordinanza di divieto assoluto nei confronti di tutte le specie animali, del resto, era stata sollecitata proprio da AIC, tanto che si erano svolti degli incontri con gli Assessori preposti. Ma ciò nonostante il Comune di Cosenza non ha inteso fare di più e ha completamente ignorato la voce di tutti quei cittadini che, ormai, ritengono non più ammissibile l’esposizione di animali in fiera, essendo diffusa e aumentata la sensibilità in tema animale.

Pertanto, AIC Cosenza invita la cittadinanza a non acquistare animali durante l’evento fieristico, a segnalare agli organi di competenza eventuali situazioni di maltrattamento e ricorda che la petizione “Divieto di vendita di animali alla Fiera di San Giuseppe”, creata su Avaaz.org, è ancora in essere e la raccolta firma prosegue.

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