Lunedì, 06 Aprile 2015 09:34

La prima Pasquetta

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Giovanni Francesco BARBIERI, detto il Guercino, “Cena di EMMAUS”, 1626-1629 circa, Olio su tela, 163 × 256  cm, Pinacoteca civica, CENTO (BO) Giovanni Francesco BARBIERI, detto il Guercino, “Cena di EMMAUS”, 1626-1629 circa, Olio su tela, 163 × 256 cm, Pinacoteca civica, CENTO (BO) Tratta dalla Rete

Mane nobiscum, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies

Lc 24, 29

 

Vi racconto una storia...

Qualche tempo fa, un tale riportava un evento a cui non aveva partecipato, ma che gli era stato raccontato da due degli stessi protagonisti.

Questi erano partiti da una grande città e si erano incamminati verso argeste (ora diremmo maestrale o, meglio, nord-ovest) diretti a un paesino poco distante, discorrendo, durante il tragitto, di ciò che era avvenuto in quella giornata: una cosa eccezionale che era sulla bocca di tutti; si potrebbe dire una notizia da prima pagina, un servizio con cui aprire il radio-/tele-giornale, un documento da settimanale di approfondimento, un argomento che meriterebbe l'invio di cronisti da ogni dove... Nel mentre che camminavano e parlavano, uno sconosciuto, viandante, a quanto pare pure egli, si accostò a loro, e chiese ragione di tali discorsi. Uno di essi, esterrefatto e rattristito, gli si rivolse chiedendogli se fosse tanto straniero da non sapere ciò che fosse avvenuto da alcuni giorni in qua. Egli sembrava scendere dalle nuvole... Al che gli fu spiegato l'accaduto: un uomo era stato condannato a morte ed era stata eseguita la condanna, ma alcune donne si erano recate presso la sua tomba e avevano incontrato strane persone che avevano riportato la sparizione del cadavere. Inoltre, si dichiaravano delusi, perché immaginavano, dai discorsi che aveva fatto in vita il protagonista del loro racconto, che egli li avrebbe guidati alla riscossa. Egli, allora, forte delle sue conoscenze di studio che aveva compiuto, li redarguì, spiegando che erano stati superficiali nell'analisi di quanto avvenuto e non avevano compreso che ciò che era accaduto in realtà era tutto attendibile, e si avviò con loro. Giunti nel villaggio di destinazione, i due invitarono il pellegrino che si era unito nel cammino a rimanere con loro, vista ormai l'ora tarda, essendo ormai scarsa la luce diurna. Entrarono allora insieme in una casa per consumare un pasto, sicuramente frugale; la tradizione ci tramanda vari tipi di cibi (pesce, pollo, frutta) che avrebbero consumato i tre, ma sono delle aggiunte che i vari cronisti, in seguito alla conoscenza di questa notizia, hanno, di volta in volta, apportato secondo la propria fantasia, senza una certezza dell'accaduto, anche se non sono proprio da scartare. Di sicuro era presente il pane e si ha modo di non escludere la presenza anche del vino. Il viandante solitario, allora, prese il pane e, per distribuirlo, fece il gesto più antico del mondo che avviene a una mensa: lo spezzò, per subito donarlo ai due. A quel punto, questi ebbero come un'illuminazione: riconobbero lo sconosciuto proprio da quest'atto. Ma egli, come era apparso, scomparve. Rimasti allibiti per l'accaduto, decisero di fare ritorno in città, per raccontare a undici loro amici, che erano rimasti dentro le mura, quello che avevano vissuto, venendo a conoscenza che il medesimo personaggio era stato visto proprio da uno di loro.

Un collega del tale che riportava questo racconto si era limitato a dire solo che il summenzionato personaggio fosse apparso a due suoi conoscenti sotto un altro aspetto, mentre questi erano in cammino verso la campagna: decisamente più scarno nella descrizione, ma sostanzialmente in accordo col primo.

Tempo, luoghi, personaggi, fonti 

Tempo: Domenica di Pasqua di Resurrezione dell'anno 33 d.C. ca.

Città di partenza: GERUSALEMME (ירושלים/أُورْشَلِيم)

Paese d'arrivo: EMMAUS (detta in seguito NICOPOLI, quindi ‘Amwās [ﻋﻤﻮﺍﺱ])

Tragitto compiuto: circa 7 miglia (secondo il cronista), ovvero sessanta stadi (secondo Tito Flavio Giuseppe), ovvero approssimativamente 11 km

Il primo cronista si chiamava Luca: Evangelista

Il secondo cronista si chiamava Marco: Evangelista

I viandanti erano Cleopa e Anonimo: Discepoli

Gli undici amici si chiamavano Simone, detto Pietro, Giovanni, Giacomo (il maggiore), Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Matteo, Giacomo di Alfeo (il minore), Simone lo Zelota o il Cananeo, Giuda Taddeo: Apostoli

Le donne che si recarono al luogo della sepoltura si chiamavano Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome; qualcun altro parla di Maria MaddalenaMaria di Giacomo e Giovanna, detta la Mirofora, aggiungendo anche altre non specificate: comunque tutte riconosciute come Pie donne (ma i cronisti spesso, si sa, non sono concordi, come spesso avviene nella lettura delle notizie di cronaca di ogni dove e di ogni quando...)

Le strane persone che incontrano le donne: Angeli

L'altro che aveva visto il medesimo viandante si chiamava Simone: Apostolo

Il forestiero si chiamava Gesù, indicato come figlio di Giuseppe, o di NAZARET (נצרת/الناصرة), dal paese della madre dove era vissuto, detto anche il Cristo, o il Messia (a seconda dei popoli): Maestro di Scritture, ma precedentemente, con molta probabilità, falegname, o forse carpentiere

Primo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Luca, Capitolo 24, Versetti 13-35

Secondo testo: Bibbia, Nuovo testamento, Vangelo secondo Marco, Capitolo 16, Versetto 12

La storia raccontata, poiché il momento culminante avvenne dopo il tramonto, quando gli antichi indicavano il passaggio di data, pur essendo avvenuto, per noi, la sera del giorno della domenica di Pasqua di Resurrezione, per loro avvenne che già era lunedì. Tale giorno, che nella definizione ufficiale del calendario liturgico della Chiesa cattolica è definito lunedì dell'Ottava di Pasqua, semplicemente abbreviato in lunedì di Pasqua, una volta detto anche lunedì in albis (vestibus) (ovvero: “in bianche [vesti]”, dall'uso per cui i battezzati la notte di Pasqua, quando, cioè, veniva amministrato il battesimo, indossavano, già da prima del ricevimento del sacramento, per una settimana, fino alla seconda domenica di Pasqua, una tunica bianca, simbolo di purezza), proprio in onore dell'Angelo che dette il buon annuncio della Resurrezione, è detto, comunemente, proprio lunedì dell'Angelo, e poiché il tragitto fuori le mura finì con un pasto, seppur, a quanto pare, semplice, questo viaggetto, con relativa refezione finale, può essere considerato, a buon diritto, l'archetipo della Pasquetta.

Il testo, quello più corposo, da cui è tratta la storia, è il passaggio del Vangelo che puntualmente viene letto nella messa vespertina della domenica di Pasqua di Resurrezione, e ogni volta che il lunedì successivo compiamo questo rito conviviale, il più delle volte allontanandoci dal nostro luogo ove abitualmente dimoriamo, compiendo una gita fuori porta, ricordiamo questo evento.

Per approfondimenti, si consiglia il seguente collegamento: <http://www.iqt.it/evangelo/lectio/lc24_emmaus.htm>.

 BUONA PASQUETTA

da tutti noi di

CV in Rete!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

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